Archive for the 'facebook' Category

Easter Egg su Facebook

Tuesday, May 12th, 2009

Ma da quanto tempo esiste questo scherzetto su Facebook? Fra le tante cose balorde di questo SN che sto abbandonando sempre di più, ora spunta anche la classica “sorpresa nell’uovo” (o come dicono gli ammeregani, un Easter Egg, appunto. L’ho scoperto per caso qui, ma immagino che esista da tempo. Ultimamente il time wasting non è esattamente il mio principale impegno… :P

Andate sulla vostra home page, cliccate in un punto qualunque della pagina, premete questi tasti sulla tastiera: Su, Su, Giù, Giù, Sinistra, Destra, Sinistra, Destra, B, A, Invio. Poi fate di nuovo click, in un punto libero qualunque della pagina, col tasto sinistro o col destro, indifferentemente.

UPDATE: dopo aver fatto tutto il giochino, funziona anche con la pressione di un qualunque tasto. Ulteriore nota di cultura geek: mi fa notare Roberto che la sequenza corrisponde al Konami Code, già usato in diversi scherzetti del genere.

Easter Egg su Facebook

Easter Egg su Facebook

User Generated Content e Terms of Service: Facebook è da biasimare?

Tuesday, February 17th, 2009

La risposta breve è . Perchè lo sostengo con tale decisione? In questo caso dovrete gustarvi la risposta lunga, qui sotto.

Una sola riga di premessa: qualche giorno fa Facebook ha cambiato le policy di licensing dei contenuti caricati dagli utenti. Le modifiche hanno scatenato un po’ il putiferio, nella blogosfera internazionale ed anche in quella italiana, soprattutto grazie al post di Giovy. Ne abbiamo parlato anche qui.

Scopro (via il polemico Scoble) che Amanda French ha fatto uno studio comparativo fra le policy di Facebook, MySpace, Yahoo! (relativamente al servizio Flickr), Google, Youtube, LinkedIn e Twitter, concludendo che non esiste equivalente alla porcheria che i legali di Facebook si sono inventati.

Conclusion? Go ahead and be outraged. Facebook’s claims to your content are extraordinarily grabby and arrogant.

Dal confronto con le altre policy Facebook non ne esce bene: quasi tutti i servizi specificano che la “proprietà” (ownership) del contenuto rimane dell’autore dello stesso. Inoltre tutti i siti specificano che la licenza che viene concessa al servizio (necessaria anche solo per poter memorizzare la foto) è limitata al tempo per cui il proprietario (l’utente) decide di farla valere. Se se ne va, decade la licenza.

Ma la cosa forse più grave – scopro dall’analisi della signorina French – è questa:

This one kills me: Facebook claims it can do whatever it wants with your content if you put a Share on Facebook link on your web page. Unbelievable–and unique, as far as I can tell. People can post links in Facebook to your content just by copying and pasting the URL, but if you want to save them a few keystrokes by putting a link or a widget on your site, Facebook claims that you’ve granted them a whole mess of rights.

Wait! Il fatto che io metta sulla pagina del mio blog un link “Condividi su Facebook” trasferisce tutti quei permessi alla società californiana?!? Ennò, non va assolutamente bene!

Guida Facebook: condividere le foto con gli amici (un’alternativa a …)

Monday, February 16th, 2009

Il post era “in cantiere” da un pezzo. Il draft era nato come secondo capitolo della serie Guida all’Uso (Consapevole) di Facebook. Poi è rimasto lì. Il tema era sostanzialmente: usate Facebook per quello che è. Per condividere le foto con gli amici ci sono appunto mille mila modi diversi, più efficaci, dedicati in sostanza a fare quel mestiere. Ma andiamo con ordine e torniamo al post…

Cosa ci fate con Facebook? Molto probabilmente curiosate fra gli utenti (in senso buono, eh?) per trovare i vostri compagni delle medie o del liceo. Oppure presi dalla nostalgia cercate le vostre ex (pazzi!). Ma quando decidete che i fondo piacerebbe anche a voi far parte di questa simpatica combriccola, probabilmente una delle prime cose che fate è caricare delle foto, per condividerle con gli amici.

Mi permetto di sconsigliarvelo. O meglio (dato che la mia coach preferita mi ha sempre suggerito di essere costruttivo) tendo a consigliarvi un servizio (ma ce ne sono molti) che fa molto meglio di Facebook quel mestiere lì: Flickr. Scritto così. Sbagliato, senza la e.

Flickr è a mio avviso il miglior servizio di condivisione on-line di foto. Ha tutto quello che vi serve.

  • La possibilità di avere account free
  • Spazio illimitato per gli account pro
  • Statistiche (cercando quale chiave arrivano a vedere le vostre foto?)
  • Condivisione di foto con utenti esterni al servizio
  • Tag e geotag sulle foto (trovate quelle vicine aggiungendo nearby alla url, come qui)
  • Possibilità di inserire le foto in un post (come questo)
  • molto altro ancora…
Circuito

Circuito, su Flickr

Da oggi poi c’è un motivo in più per non utilizzare Facebook per condividere le vostre foto (e se è per questo anche molti altri contenuti). Ci segnala infatti il sempre attento Giovy che la policy (tecnicamente parlando, i Termini di Utilizzo) di Facebook, almeno nella parte relativi ai diritti che il sito detiene sui contenuti caricati dagli utenti, è cambiata.

 

Anche se nei numerosi commenti al suo post si fa un po’ di confusione fra trasferimento della proprietà e concessione di una licenza, il risultato che ne emerge è piuttosto chiaro: nessuno è contento di ciò che è successo.  Da questo punto di vista è preferibile un servizio che, come Flickr, renda esplicito in termini più precisi l’uso che fa dei contenuti che voi caricate. Tra l’altro di Flickr qui trovate i termini tradotti in italiano, mentre Facebook scrive:

La traduzione di questo documento in Italiano è fornita solo a titolo informativo. In caso di discrepanza, la versione Inglese di questo documento (disponibile qui) è l’unica versione legalmente vincolante e regolerà il tuo rapporto con Facebook.

Ah beh, grazie per il trattamento…

I problemi dell’Italia: l’Ignoranza

Wednesday, February 11th, 2009

Sono tanti i problemi che affliggono la mia povera Italia, come ama dire il Prof. Fuggetta.

Ma tanti tanti tanti, specie in questo periodo. E io comincerei con uno di questi, l’Ignoranza. Scritto proprio così, con la I maiuscola. E’ un tema delicato, perchè in fondo si corre il rischio di scadere facilmente nel classismo: “non tutti hanno le stesse possibilità” e “tu sei fortunato perchè hai una famiglia che ti ha fatto studiare” e…sì, è facile. Ma dobbiamo provarci lo stesso.

Ecco, c’è l’ignoranza diffusa, quella che fa sì che 8 milioni di cittadini (amesso che i dati siano veri) stiano a guardare il Grande Fratello; che poi è la stessa che rende problematico il tema del conflitto di interessi. Già, perchè se uno ha – mettiamo il caso – il controllo di un numero cospicuo dei mezzi di informazione, ed è libero di utilizzarli a proprio piacimento, allora è facile pilotare una massa di ignoranti (nel senso che ignorano…).

Ma stasera vorrei parlare dell’Ignoranza, quella con la I maiuscola, dicevo. L’Ignoranza che nella fattispecie stanno dimostrando i nostri governanti, mentre discutono in Senato una legge che è una vera schifezza, sia sotto il piano tecnico, sia sotto quello giuridico; per non parlare di quello sociale, facendoci fare peraltro una figura barbina a livello internazionale. Credo che, come spesso accade per i temi di cui è padrone, l’analisi più lucida sia quella di Stefano Quintarelli, e a lui rubo i passaggi più significativi. Però consiglio di leggerla tutta, la sua analisi.

Ambito della Legge

L’osservazione di Stefano è qui molto puntuale, e corredata da un esempio significativo.

istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi”:  mi pare decisamente troppo ampio. Nel codice penale mi risulta che ci sono due reati che parlano di “disobbedienza alle leggi”: 226 che riguarda i militari e il 415 c.p. quest’ultimo parla di istigazione a disobbedire alle leggi di ordine pubblico e di istigazione all’odio tra classi sociali. Tra “disobbedire alle leggi” e “disobbedire alle leggi di ordine pubblico” mi pare ci siano ordini di grandezza di differenza! Esistono leggi per gli orari di accensione del riscaldamento. Se scrivo “bisognerebbe accendere il riscaldamento piu’ di quando stabilito e mettere la temperatura a piu’ di quanto stabilito” e’ una istigazione alla disobbedienza delle leggi.

E’ abbastanza preoccupante la vaghezza con cui viene definito appunto l’ambito. Ma non è la cosa peggiore…

Via telematica o “siti web”?

Con il testo attuale – segnala sempre Stefano – qualunque tipo di comunicazione che avvenga attraverso la rete potrebbe dover essere censurata, è questo è un bel problema. E’ un problema perchè è di fatto impossibile monitorare in tempo reale….oh mio dio! Ecco il punto! (Ok, some emphasis added!) Il punto è che l’obbligo per il fornitore di filtrare (che brutta espressione!) i contenuti inappropriati significa essere autorizzato a guardarci dentro! E questa è una cosa inaccettabile!

E a dirla tutta potrebbe rappresentare un grossissimo problema per i provider. E come tutte le norme fatte male, procureranno un danno agli onesti, e non faranno alcun male ai cattivi, che già oggi possono impedire ai propri provider (tunneling, VPN, HTTPS…) di guardare dentro ai loro pachetti elettronici.

Il regolamento

Ma cazzo! Siamo stati tutta la settimana a discutere di norme costituzionali, del fatto che il Governo non possa scavalcare il Parlamento e la sua sovranità nel legiferare (se non fosse stato semplicemente il suo dovere, avrei detto “Napolitano santo subito!), e che facciamo? Mettiamo una legge wirdcard che rimanda alla totale discrezione di un Ministero la definizione delle regole (peraltro modificabili come e quando vuole?). Almeno, così la vedo io…vi prego, correggetemi!

Infine, cosa fare?

Il Popolo è ancora sovrano in questo paese (io ci credo, altrimenti sarei già andato via), e può fare solo una cosa, farsi sentire dai propri rappresentati. Sempre sul blog di Stefano trovate l’elenco delle email dei parlamentari. Mandate (e fate mandare ad altri) una email al vostro rappresentante. Un esempio del testo potreste trovarlo qui.

On.le …..

Le scrivo in merito all’emendamento 50 bis (Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecitecompiuta a mezzo internet) del sen. Gianpiero D’Alia -Udc-, introdotto nel decreto Sicurezza e approvato al Senato [resoconto stenografico seduta 143]; è importante che in sede di Camera dei deputati si prenda in considerazione l’opportunità di valutare concretamente tale proposta di filtraggio dei flussi di dati, anche con l’ausilio di pareri tecnici di strutture preposte (ad esempio Autorità delle Comunicazioni, Fondazione Bordoni -il “thinktank” del ministero-).
È importante si capisca che: NON ESISTE ALCUN MEZZO TECNOLOGICO, per quanto complesso e costoso, che consenta di impedire ad un utente determinato di comunicare via internet con un altro utente o macchina.
L’unica possibilità sarebbe vietare la comunicazione digitale tout-court.
Devono essere rispettate le garanzie fissate dalla nostra Costituzione: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili” e ancora “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”; con le norme introdotte con l’art 50 bis, per colpire un illecito, si correrebbe il rischio di attuare una vera e propria censura.
Mi auguro che proprio attraverso la rete sia possibile fare chiarezza per rivedere l’emendamento, partorito frettolosamente in risposta all’emergenza dei gruppi deviati su Facebook.

Cordiali saluti,
ecc.

E naturalmente, se lo ritenete utile, diffondete la notizia come potete. Ci sono già dei gruppi su Facebook, ad esempio (anche se sono annegati fra dozzine di gruppi stupidi), ma ci sono anche tanti forum e bacheche dove probabilmente la discussione prenderà piede nei prossimi giorni.

EDIT: Aggiungo il post di Stefano, che mi pare condivida il pensiero espresso qui.

Il tuo sosia su Facebook? L’ennesima burla!

Friday, January 23rd, 2009

Questa volta il creatore del gruppo vorrebbe farvi credere che un sistema automatico sia in grado di trovare, fra le foto del profilo di tutti gli utenti del gruppo, quella che più assomiglia alla vostra.

Il tuo sosia su Facebook? Una burla!

Il tuo sosia su Facebook? Una burla!

Premesso che la cosa – dal punto di vista puramente tecnico – sarebbe anche fattibile (anche se con risorse computazionali elevate e con diversi vincoli sui soggetti da confrontare – vi posso assicurare che non otterrete certamente questo risultato tramite l’iscrizione al gruppo.

 

Ecco alcuni indizi sfavorevoli:

  • Il sito web a cui punta il gruppo è inesistente, o per lo meno mal configurato.
  • Il testo è scritto in maniera del tutto incoerente: prima vi si dice che servono 14 giorni, poi che il sistema vi darà il risultato in poche ore.
  • Il “comunicato” è firmato da un certo Davide Falstazzi, la cui identità su Facebook e sulla intera rete sembra essere poco credibile.

Una nota positiva è che l’autore ha scritto nel comunicato che non è necessario invitare i vostri amici, a differenza di quanto accaduto nel caso del gruppo creato per scoprire i visitatori del proprio profilo. Tuttavia questo non ha fermato il meccanismo estremamente virale, che ha portato il gruppo ad avere a pochi giorni dalla sua creazione oltre 500.000 iscritti.

Ancora una volta una burla, dunque.

Continuo a pensare che ci siano modi più ragionevoli di usare un social network.

PS: se vi va di iscrivervi al gruppo così, solo per passare il tempo, non c’è (quasi) nulla di male! :)

Facebook: la guida all’uso (consapevole)

Tuesday, December 30th, 2008

Che Facebook sia il social network più in voga del momento è fuor di dubbio. Ma aldilà delle valutazioni sul suo successo va evidenziato un fatto importante: il suo utilizzo si sta estendendo molto rapidamente a fasce di utenti non avvezze (o non completamente consapevoli) dell’uso degli strumenti elettronici di comunicazione.

Il risultato è purtroppo abbastanza evidente, e rischia in alcuni casi di diventare abbastanza noiosetto. Al crescee del “rumore di fondo”, a sua volta lineare (e più) col numero di utenti ed amici, diminuisce la possibilità di utilizzare questo strumento per fare cose utili.

Più che una guida all’uso, quindi (perdonatemi il titolo, irrinunciabile!), questo post vuole raccogliere una serie di consigli utili a non intasare le caselle dei vostri amici, a non soccombere voi stessi, e in definitiva a far sì che questo social network rimanga appunto una rete e non un rumorosissima piazza!

Prima un ringraziamento a Giovy che con il suo post ha già dato qualche utile dritta, ma io intendo fare un passetto oltre. Probabilmente sarà una cosa a puntate, perchè le cosa che ci sarebbero da dire sono davvero tante. Finisco questa doverosa premessa facendo presente che questo post giace nei miei draft da ormai troppo tempo. Un ulteriore spunto me lo ha fornito il recente post di Alessandro Giglioli (di cui consiglio la lettura). Per dovere di cronaca segnalo che il post l’ho letto partendo da un post di Giuseppe Granieri, dal titolo molto azzeccato (più del post stesso): Il Grande Banalizzatore.

Siccome i temi sono parecchi, questa è una “prima puntata”. Liberi di lasciare nei commenti suggerimenti per i prossimi temi.

Il Profilo e la Privacy

Su una cosa non ci sono dubbi: il profilo di Facebook è parte della nostra identità online. Lo è di quella pubblica, accessibile a chiunque cerchi con il nostro nome e cognome quell’enorme directory che è Google, oppure lo stesso Facebook, se è registrato. Lo è almeno fino a quando non andiamo a mettere un po’ di paletti nelle configurazioni della privacy.

Non tutti sanno in effetti che c’è la possibilità di limitare la visibilità del nostro profilo, dei dati che ci inseriamo, e anche dei nostri eventi (i cambi di status, l’aggiunta di amici etc) ad esempio rendendoli visibili solo ai nostri amici, o solo agli utenti registrati a Facebook.

Le impostazioni di Privacy in Facebook

Le impostazioni di Privacy in Facebook

Andando infatti sul link “Settings” e poi Privacy Settings è possibile accedere all’interfaccia che vedete qui rappresentata (E’ l’area di configurazione “Ricerca” o Search). Ancora più importante è l’area di impostazioni “Profile”, nella quale è possibile impostare dei filtri, selezionando chi può vedere il vostro profilo, le vostre informazioni personali, gli aggiornamenti dello stato, le foto in cui vi taggano etc etc. Come vedete le possibilità di personalizzazione sono davvero tante. Ad esempio potete far si che solamente alcuni dei vostri amici possano scrivere sulla vostra bacheca, o, in senso opposto, potete far si che oltre ai vostri amici (configurazione di default) possano scriverci anche gli amici dei vostri amici.

Credo che i privacy settings siano il primo elemento a cui mettere mano, se intendete utilizzare Facebook in maniera sana.

I prossimi post su questo tema saranno rivolti a chi utilizza Facebook come una chat o uno strumento di Instant Messaging, o a chi lo utilizza come repository per le proprie foto, oppure per aggiornarne compulsivamente lo status. Beh, vi anticipo che per ognuno di questi usi, esiste almeno un servizio web gratuito che vi permette di fare la stessa cosa. E meglio.

E magari con un po’ di consapevolezza in più si potrebbero evitare abusi e burle, come la storia del gruppo nato per consentirvi di “spiare” chi visitava il vostro profilo.

Facebook: Chi guarda il mio profilo?

Tuesday, November 25th, 2008

UPDATE: Fra le altre cose, attenti alla privacy, su Facebook! Condividere le foto su Facebook non è il massimo. Perchè non provare qualcos’altro?

—————————————-

C’è modo di saperlo? Questa è una delle domande più frequenti.

Risposta: no, non c’è modo. E’ inutile che vi scervelliate. E soprattutto è inutile che cadiate nel tranello di chi ha creato un gruppo su Facebook apposta con questa scusa! Non fatelo! Non cascateci! Vi si chiede di invitare venti amici a quel gruppo, dopo di che sarete in grado di vedere chi visita il vostro profilo. Beh, è una sonora stronzata fesseria! (Fino a quando naturalmente qualcuno non mi dimostra il contrario).

UPDATE: qualche piccolo aggiornamento.

Il gruppo è già arrivato a oltre 150mila iscritti, segno che a cascarci sono in tanti.

Cosa succede se vi siete iscritti?

Nulla! Nulla di grave, almeno. Il fondatore di quel gruppo ha la possibilità di mandarvi un messaggio, a tutti gli utenti del gruppo contemporaneamente, credo. Ma a parte questo, nessun problema.

Cos’ha di tanto strano questro gruppo?

Beh, come prima cosa, ciò che dichiara è semplicemente falso. Vi state chiedendo se io abbia provato ad eseguire la procedura? No, non l’ho fatto. Non ce n’è bisogno, per capire che si tratta di una fesseria.

In secondo luogo, il fondatore del gruppo ha ben pensato di non consentire agli utenti (ma solo agli amministratori del gruppo, cioè lui stesso!) di mandare messagig agli altri, o di scrivere sulla bacheca, o di postare qualunque tipo di link o notizia. Già questo di per se è un motivo valido per non iscriversi ad un gruppo.

Perchè lo starebbe facendo?

E che ne so? Non essendo iscritto al gruppo non so neache se il fondatore si sia preso la briga di mandare dei messaggi. Almeno a quel punto potremmo capire il motivo. Fino ad allora, c’è solo da supporre che abbia voluto dimostrare di conoscere un meccanismo molto accattivante (tecnicamente virale) per far iscrivere le persone ad un gruppo. In questo è stato bravo!

Non hai paura che se la possa prendere con te?

Perchè? Perchè gli sto rovinando il giochino? No, non credo proprio. Perchè non gli sto rovinando proprio niente. A parte leggere le mie parole per capire che sta succedendo, gli utenti sono liberissimi di iscriversi. Anzi, ho anche precisato che è una cosa praticamente innocua. E poi ci siete voi a difendermi, vero? Vero?!?!

2° UPDATE: Maurizio Falardi, l’autore della burla, come lui stesso la definisce, si è premurato di scrivere un commento, che potete leggere qui sotto. Il commento contiene fra l’altro una importante correzione a quanto da me (erroneamente) sostenuto:

Spam? Pubblicita? Mah, lo sapevate che facebook, dassati i 2000 membri disattiva l’invio di gruppo? No? Certo che no!!

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Malware per Facebook

Tuesday, October 28th, 2008

Primo malware per Facebook, almeno il primo che mi colpisca direttamente. per fortuna senza conseguenze.

Arriva con l’identità di un amico. La fortuna è che si tratta in realtà di un ex collega di lavoro. Fortuna, nel senso che storco subito il naso quando Filippo (lo chiameremo così per comodità) mi scrive di aver trovato un video che mi ritrae su YouTube:

Filippo sent you a message.

Subject: i fonud coool vvideo wtih you on youtubee.

“W O W
http://www.facebook.com/l.php?u=http://cc.msnscache.com%2Fcache.aspx
%3Fd%3D74245521488477%26watch%3D3194 – ea9baabb825ea0eb99ea4f95b91d”

Chrome segnala che la pagina linkata (passando prima tramite il redirect di FaceBook) contiene malware del tipo youtube-spy.info.

Attenzione ad arpire i link nelle email!

Attenzione ad aprire i link nelle email!

A parte cestinare immediatamente la mail, ora mi tocca scoprire se l’account del mio amico è compromesso, o se uno spambot abbastanza intelligente può mandare in giro sta roba senza bisogno delle credenziali del mittente. Stay tuned.

UPDATE: mi segnala Flavio che il virus si manifesta anche come link sul wall, e non sono come messaggio.

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95.000$ per un neolaureato in informatica

Thursday, January 31st, 2008

Il Dollaro è debole, e siamo d’accordo. Negli USA ti devi pure pagare assistenza sanitaria, assicurazione ed altro, va bene.

Comunque 95k (e più!) per uno senza esperienza sono una cifra enorme. A quanto pare la battaglia fra Google e Facebook per accaparrarsi gli studenti (sì, studenti, che ancora devono laurearsi!) di Computer Science di Stanford stafacendo clamorosamente lievitare i salari.

Proprio come qui da noi, vero? Ieri ho comprato la “lattuga romana” a 1.99 Euro/kilo. In salita di almeno il 40% rispetto ad un paio di anni fa…

Facebook, l’ennesima killer app? Forse di più!

Monday, January 28th, 2008

Molto sinteticamente, quelli di Facebook hanno annunciato la disponibilità di una Javascript Client Library per l’accesso alle API del sito. La notiziona, passata, come si suol dire, un po’ in sordina, vuol dire che presto potre(m)mo vedere le applicazioni del social network più discusso del momento diffondersi a macchia d’olio su migliaia di altri siti.