Bovinità Fiscale

Equità Fiscale. Un concetto abusato. Io parlerei piuttosto di Bovinità Fiscale.

Il sistema fiscale di un paese dovrebbe essere semplice ed equo.

Semplice, per evitare che parte dei ccontribueti, nell’impossibilità di comprenderne appieno i meccanismi, possano incappare in errori ed essere di conseguenza penalizzati (quindi essere semplice al fine di essere equo).

Equo, per ovvie ragioni, alcune delle quali consolidate nella nostra Carta Costituente.

L’IMU non è un tributo equo. Per tanti aspetti, probabilmente. Quello più clamoroso è legato al fatto che il proprietario di un immobile (e solo di quello) lo paga come “seconda casa”, se per qualche motivo, pur vivendoci, non ci ha ancora trasferito la residenza.

Non è equo perché in casi come questi si sommano (inspiegabilmente) gli effetti di un’aliquota spaventosamente alta (per il comune di Roma è il 10,6 per mille) con l’impossibilità di apportare le detrazioni.

Follia. Poi ci si chiede il perché di tanti problemi.

Che succede ad Unicredit?

Un ironico tweet di un amico ed i commenti di altri mi fanno capire come il mondo reale sia spesso particolarmente lontano, in termini di conoscenza, da quello della finanza.

Che succede ad Unicredit?
Che succede ai correntisti di Unicredit?

In Italia qualunque conto corrente è “coperto”, fino alla ragguardevole cifra di 100.000 euro, da un fondo rischi garantito dalla banca d’Italia, o dallo stato stesso.
Quindi, anche in caso di fallimento dell’istituto, i correntisti possono dormire sonni tranquilli.
Chi in questo momento sta pagando, e forse pagherà ancora più caro nei prossimi giorni, sono invece gli azionisti, specialmente i piccoli.
Il titolo in borsa sta infatti scendendo vertiginosamente. Solo nell’ultima settimana ha lasciato sul terreno il 37% del suo valore. Questo è il risultato di una serie di fattori, non ultimo l’aumento di capitale in corso proprio in questi giorni. I grossi investitori stanno vendendo parecchio (e stanno vendendo anche i diritti di acquisto) con l’idea di finanziare l’aumento di capitale, probabilmente.
Certo, a questo livello di valutazione, un investitore estero molto danaroso (un’altra banca?) potrebbe pensare di acquisire il controllo di Unicredit. Non sto dicendo che succederà, sto solo dicendo che oggi questa operazione costerebbe un quinto (forse meno) di quanto sarebbe costata un anno fa.

Quantitative Easing

Si chiama così il meccanismo non convenzionale che una banca centrale utilizza quando quello convenzionale (la modifica, in questo caso la riduzione del tasso di interesse) è diventato inapplicabile.

Stampare moneta, detto in termini più nostrani, e con questa comprare asset finanziari di banche e Governi, serve a mettere moneta in circolo. Consente alle prima di aumentare magicamente la propria disponibilità (tra l’altro con “moneta sonante”, quindi incrementando il necessario Core Tier 1) ed ai secondi di non proccuparsi troppo del proprio debito a breve, dandogli quel respiro necessario per implementare qualche stimolo alla crescita.

Ma alla fine il conto chi lo paga?

Come si suol dire: ai posteri l’ardua sentenza.

Una cifra modesta

A quanto pare per B. la considerevole cifra di 500.000 euro rappresenta una “cifra modesta”. Per questo – spiega lui nella memoria resa ai PM che lo cercano – averla generosamente elargita ad un conoscente in difficoltà non deve destare stupore.

Ora, mi vengono in mente due riflessioni. La prima, come ho già detto, è che uno così difficilmente potrà avere l’effettiva percezione delle dinamiche economiche del 98% degli Italiani che pretende di governare.

La seconda, se vole più sottile, mi porta ad un pensiero verso quelle giovani signorine che, a quanto affermano in molti, gli si sarebbero concesse (anche intendendo eslcusivamente una castissima compagnia a cena) per, si dice, cifre che oscillano fra i 2.500 ed i 5.000 Euro.

E pensavo…

Per me una “cifra modesta”, cioè una somma che potrei essere disposto a regalare ad un conoscente (non un amico) in serie difficoltà(*), potrebbe essere diciamo 500 Euro. Poi ho pensato: è come chiedessi ad una ragazza di partecipare ad una festa, ed alla fine la pagassi, facendo le proporzioni, due euro e mezzo. 5 volendo essere generoso.

Fossi in quelle ragazze, io mi incazzerei non poco.

(*) Ai nostri scopi rientra nella definizione di difficoltà anche quella di chi, per scopi eticamente discutibili, avesse dilapidato 4 o 5 milioni di euro dalle aziende di famiglia.

 

La Grecia Fuori dall’Euro, si può fare?

Risposta breve: no, non si può.

Risposta articolata…

Perchè farlo?

Utilizzare la moneta unica significa per la Grecia rinunciare ad uno degli strumenti di politica monetaria altrimenti utilizzabili: il cambio. Tornare alla Dracma (o a qualunque moneta non rigidamente legata all’Euro da un tasso di cambio fisso) consentirebbe di “svalutare” facendo riguadagnare competitività ai beni e servizi prodotti in Grecia (facendo però costare di più l’import, ovviamente).

Figo, sembra una buona idea, facciamolo!

No, praticamente impossibile: a pochi minuti dall’annuncio tutti i greci preleverebbero i loro “Euro greci” e li porterebbero, ad esempio, in Italia. No, ok, scherzavo: in Germania (non cambia nulla, in effetti). Risultato: le banche greche fallirebbero istantaneamente.

L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro

Stamattina mi è toccato assistere ad una conversazione piuttosto deprimente. Madre e figlia litigavano. La figlia (nei pressi dei quaranta, direi) rimproverava alla madre, piuttosto anziana, di averla lasciata praticamente senza soldi, in termini di liquidità. “che me ne faccio di quella casa? Era meglio non investirli, i soldi, così adesso ne avremmo ancora! Cavolo, un milione di euro…”. E la madre a spiegare (ma ce n’è bisogno?!?) che i soldi, se non li investi, sarebbe corretto dire “se non li fai fruttare”, prima o poi finiscono…

La cosa che mi ha colpito di più è che per tutta la discussione, durata alcune decine di minuti (e poi forse di più) nessuna delle due abbia mai accennato alla possibile attività lavorativa come fonte di reddito e dunque di sostentamento.

Poi dici l’equilibrio sociale…

I Conti in Ordine. Quelli di Tremonti, forse.

Fatelo smettere. Per favore, qualcuno dica a Giulio Tremonti di smetterla. Immediatamente.

Non sopporto più (e da un pezzo) di leggere che “i conti dell’Italia sono in ordine”.

No, non lo sono affatto. Forse è a posto il “bilancio dello stato”, ma non sono in ordine i conti.

Non lo è quello della scuola, per cui mancano palesemente risorse. Non lo è quello della sanità, con alcune strutture costrette a chiudere per l’impossibilità di pagare i materiali. Non lo è il conto della ricerca, per la quale destiniamo come paese molto meno dei nostri pari europei.

Non lo sono i conti di noi italiani, che da un paio di decenni abbiamo visto il potere d’acquisto pesantemente eroso, e che oggi ci ritroviamo, a confronto con paesi europei e non, indietro di diverse posizioni.

Che continui a fare il suo duro e sporco lavoro, Tremonti, ma che la smetta di dire che i conti sono in ordine, per favore.

e-Gov 2.0

Domani sarò presente insieme a Gigi al convegno organizzato da Consip sul tema e-Gov 2.0.
Qui sotto trovate le slide del mio intervento. I commenti sono assolutamente benvenuti, ed è mia intenzione condividerli domani online con la platea, magari tramite l’apposita stanza su FriendFeed!

Superenalotto, una tassa per gli stupidi

Tecnicamente, per quelli scarsi in matematica.

E’ così che possono essere definite più o meno tutte le lotterie. Nel caso del superenalotto in particolare la probabilità di vincere è davvero bassissima (sarebbe centinaia di volte più probabile venire colpiti da un fulmine, per dire), ma giornali e televisioni continuano a ricordarci che c’è un jackpot milionario (oltre 135 Milioni di Euro, adesso) che potrebbero cambiarci la vita (come se 20 Milioni di Euro fossero invece un contentino…).

La matematica suggerisce di non giocare, dunque. Ma la psicologia lavora nel verso opposto. In una interessante analisi il Professor Lloyd Cohen spiega le ragioni irrazionali che stanno dietro alla consapevole scelta di buttar via un Euro. Il solo fatto di giocare la lotteria accende nel giocatore deliranti sogni (piscine, vacanze, lusso, luoghi tropicali…) un po’ come fanno le patinatissime riviste di Lifestyle.

Dunque, se ve ne fregate del calcolo delle probabilità e volete comprare un sogno da un Euro, andate in tabaccheria e giocate sei numeri. E se siete troppo pigri per inventarveli, potete trovarli qui, augurandosi che siano quelli giusti.

Ah, un’ultima cosa: se per caso doveste vincere coi numeri che indirettamente vi suggerisco, beh, mi aspetto un cspicuo segno di gratitudine! :)

Post-Post-Scriptum: le lotterie di stato mi fanno incazzare non poco. Si tratta di una forma di prelievo (benchè in un certo senso volontario) che va a colpire – in alcuni casi in maniera grave e patologica – solamente le fasce sociali meno abbienti. E l’uso dei mzzi di comunicazione per incentivare le persone a giocare mi sembra davvero inaccettabile. Lo stato preleva mensilmente 3/400 milioni di euro dalle tasche dei cittadini, con questo meccanismo. Ma lo fa dalle persone sbagliate.

La corsa a (scaricare) il dollaro

Le notizie, almeno sulla stampa italiana, sono ancora scarsissime, mentre le agenzie internazionali qualcosa raccontano, ipotizzano, immaginano…

Se volete farvi un’idea, potete leggere questo resoconto di un blogger che etichetta il caso come “The Italian Incident”.

Molto in sintesi: due giapponesi si sono fatti beccare sulla frontiera Italia-Svizzera (a chiasso) con due valige nel cui doppiofondo erano nascosti (per quanto si possano nascondere due giapponesi in un treno di pendolari europei) ben 134,5 Miliardi di dollari in titoli di stato (treasuries) del governo americano. Peraltro dei titoli di stato che per loro natura non vengono mai consegnati a clienti generici, ma appartengono tipicamente a banche centrali. Si tratta infatti di “pezzi” da 500 e 1000 Milioni di dollari.

Le ipotesi

Il blog che ho linkato fa un’ipotesi un po’ azzardata: il governo giapponese sta cercando di scaricare sul mercato nero quasi un terzo del suo credito in treasuries americani, nel tentativo di non svalutare lo stesso dollaro facendo la stessa operazione alla luce del sole.

Fanta-finanza? Chissà…