Che succede ad Unicredit?

Un ironico tweet di un amico ed i commenti di altri mi fanno capire come il mondo reale sia spesso particolarmente lontano, in termini di conoscenza, da quello della finanza.

Che succede ad Unicredit?
Che succede ai correntisti di Unicredit?

In Italia qualunque conto corrente è “coperto”, fino alla ragguardevole cifra di 100.000 euro, da un fondo rischi garantito dalla banca d’Italia, o dallo stato stesso.
Quindi, anche in caso di fallimento dell’istituto, i correntisti possono dormire sonni tranquilli.
Chi in questo momento sta pagando, e forse pagherà ancora più caro nei prossimi giorni, sono invece gli azionisti, specialmente i piccoli.
Il titolo in borsa sta infatti scendendo vertiginosamente. Solo nell’ultima settimana ha lasciato sul terreno il 37% del suo valore. Questo è il risultato di una serie di fattori, non ultimo l’aumento di capitale in corso proprio in questi giorni. I grossi investitori stanno vendendo parecchio (e stanno vendendo anche i diritti di acquisto) con l’idea di finanziare l’aumento di capitale, probabilmente.
Certo, a questo livello di valutazione, un investitore estero molto danaroso (un’altra banca?) potrebbe pensare di acquisire il controllo di Unicredit. Non sto dicendo che succederà, sto solo dicendo che oggi questa operazione costerebbe un quinto (forse meno) di quanto sarebbe costata un anno fa.

Voglio una compagnia aerea

Dirigere (o possedere) una compagnia aerea non deve essere cosa facile di questi tempi. Costi dei carburanti alle stelle, concorrenza dei vettori low cost…insomma, un sacco di rogne.

Prendiamo poi i problemi tecnici. Può capitare, come è successo a me ieri, 07/11/2011 con il volo CTA-FCO delle 13.00 operato da BluExpress (BV1769), che, a metà imbarco, per un presunto problema tecnico interrompano l’imbarco, cancellino il volo e ci facciano partire con 5/6/7 ore di ritardo.

Non ho davvero idea di quanto possa essere grave il problema tecnico e quanto costi al signor Blu Express la riparazione. Ho però una vaga idea di quanto ci abbia guadagnato. Invece di far volare due voli pieni al 55% ne ha fatto volare uno pieno al 100% (diciamo…circa 12.000/15.000 euro di risparmio? Se qualcuno ha idea di quanto possa costare un volo Catania Roma me lo faccia sapere, adeguerò), a fronte di un costo pari a:

  • circa 100 buoni pasto da 5.20 € (520 €)
  • circa 8 passeggeri  riprotetti su Alitalia (diciamo 2000 €)

Potrei aver sbagliato le cifre, ma di sicuro un bel risparmio c’è, se non si considerano costi di immagine, ovviamente, e se questa cosa non costa nulla alla compagnia. Devo ancora informarmi se con 6 ore e rotte di ritardo ho diritto a qualcosa.

Ora, il fatto che io scriva questo non deve far pensare che io sospetti ache solo lontanamente che la cosa sia stata fatta apposta. Certo che il fatto che con il volo odierno, stesso CTA-FCO delle 12.00, si stia ripetendo (aggiornamenti in corso…) lo stesso film di ieri, fa quantomeno …..sorridere?

Al momento al gate sono segnate due ore di ritardo.

Buon viaggio…

UPDATE: Pare che oggi stia andando un po’ meglio. La maggior parte dei passeggeri (speriamo tutti) dovrebbero essere riprotetti su voli di altre compagnie, con un ritardo limitato a 3/4 ore.

Quantitative Easing

Si chiama così il meccanismo non convenzionale che una banca centrale utilizza quando quello convenzionale (la modifica, in questo caso la riduzione del tasso di interesse) è diventato inapplicabile.

Stampare moneta, detto in termini più nostrani, e con questa comprare asset finanziari di banche e Governi, serve a mettere moneta in circolo. Consente alle prima di aumentare magicamente la propria disponibilità (tra l’altro con “moneta sonante”, quindi incrementando il necessario Core Tier 1) ed ai secondi di non proccuparsi troppo del proprio debito a breve, dandogli quel respiro necessario per implementare qualche stimolo alla crescita.

Ma alla fine il conto chi lo paga?

Come si suol dire: ai posteri l’ardua sentenza.

Una cifra modesta

A quanto pare per B. la considerevole cifra di 500.000 euro rappresenta una “cifra modesta”. Per questo – spiega lui nella memoria resa ai PM che lo cercano – averla generosamente elargita ad un conoscente in difficoltà non deve destare stupore.

Ora, mi vengono in mente due riflessioni. La prima, come ho già detto, è che uno così difficilmente potrà avere l’effettiva percezione delle dinamiche economiche del 98% degli Italiani che pretende di governare.

La seconda, se vole più sottile, mi porta ad un pensiero verso quelle giovani signorine che, a quanto affermano in molti, gli si sarebbero concesse (anche intendendo eslcusivamente una castissima compagnia a cena) per, si dice, cifre che oscillano fra i 2.500 ed i 5.000 Euro.

E pensavo…

Per me una “cifra modesta”, cioè una somma che potrei essere disposto a regalare ad un conoscente (non un amico) in serie difficoltà(*), potrebbe essere diciamo 500 Euro. Poi ho pensato: è come chiedessi ad una ragazza di partecipare ad una festa, ed alla fine la pagassi, facendo le proporzioni, due euro e mezzo. 5 volendo essere generoso.

Fossi in quelle ragazze, io mi incazzerei non poco.

(*) Ai nostri scopi rientra nella definizione di difficoltà anche quella di chi, per scopi eticamente discutibili, avesse dilapidato 4 o 5 milioni di euro dalle aziende di famiglia.

 

“Frankie Hi-nrg e la cultura” for Dummies

Ovvero: quando uno parla, e chi ascolta (qualcuno) non capisce una mazza.

Qualche giorno fa in una intervista a Repubblica il noto rapper sforna la sua ricetta per una scuola migliore. Almeno così titola il giornale. No, non è vero. Frankie parla di scuola, di cultura, di modernità…ma si sa, i titolisti.

Anche i blogger ci mettono la loro, però, come chi estrae dal tutto:

Non conoscere Lady Gaga è grave quanto non sapere nulla di Platone.

Mi pare che quanto detto da Frankie sià decisamente di più, e soprattutto decisamente diverso dal paragonare i due personaggi!

Io leggo questi due messaggi.

Uno: la cultura è cultura, indipendentemente dal livello. La Pop-art non era arte, poi ci si è ripensato. La filosofia fa riflettere, la musica non sempre (quella di LG per esempio no), ma non è questo il punto.

Due: pur senza voler fare il maestrino delle maestrine Frankie dispensa sì un suggerimento. Se si vuole costruire una relazione con gli allievi (sperando che questo aiuti il processo formativo) è opportuno conoscere anche la loro cultura. Non so se sia corretto (a senso mi pare di sì) ma certamente non è un motivo per dare addosso al rapper.

Ma si sa, al popolo della rete piace tanto litigare.

La Grecia Fuori dall’Euro, si può fare?

Risposta breve: no, non si può.

Risposta articolata…

Perchè farlo?

Utilizzare la moneta unica significa per la Grecia rinunciare ad uno degli strumenti di politica monetaria altrimenti utilizzabili: il cambio. Tornare alla Dracma (o a qualunque moneta non rigidamente legata all’Euro da un tasso di cambio fisso) consentirebbe di “svalutare” facendo riguadagnare competitività ai beni e servizi prodotti in Grecia (facendo però costare di più l’import, ovviamente).

Figo, sembra una buona idea, facciamolo!

No, praticamente impossibile: a pochi minuti dall’annuncio tutti i greci preleverebbero i loro “Euro greci” e li porterebbero, ad esempio, in Italia. No, ok, scherzavo: in Germania (non cambia nulla, in effetti). Risultato: le banche greche fallirebbero istantaneamente.

L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro

Stamattina mi è toccato assistere ad una conversazione piuttosto deprimente. Madre e figlia litigavano. La figlia (nei pressi dei quaranta, direi) rimproverava alla madre, piuttosto anziana, di averla lasciata praticamente senza soldi, in termini di liquidità. “che me ne faccio di quella casa? Era meglio non investirli, i soldi, così adesso ne avremmo ancora! Cavolo, un milione di euro…”. E la madre a spiegare (ma ce n’è bisogno?!?) che i soldi, se non li investi, sarebbe corretto dire “se non li fai fruttare”, prima o poi finiscono…

La cosa che mi ha colpito di più è che per tutta la discussione, durata alcune decine di minuti (e poi forse di più) nessuna delle due abbia mai accennato alla possibile attività lavorativa come fonte di reddito e dunque di sostentamento.

Poi dici l’equilibrio sociale…

I Conti in Ordine. Quelli di Tremonti, forse.

Fatelo smettere. Per favore, qualcuno dica a Giulio Tremonti di smetterla. Immediatamente.

Non sopporto più (e da un pezzo) di leggere che “i conti dell’Italia sono in ordine”.

No, non lo sono affatto. Forse è a posto il “bilancio dello stato”, ma non sono in ordine i conti.

Non lo è quello della scuola, per cui mancano palesemente risorse. Non lo è quello della sanità, con alcune strutture costrette a chiudere per l’impossibilità di pagare i materiali. Non lo è il conto della ricerca, per la quale destiniamo come paese molto meno dei nostri pari europei.

Non lo sono i conti di noi italiani, che da un paio di decenni abbiamo visto il potere d’acquisto pesantemente eroso, e che oggi ci ritroviamo, a confronto con paesi europei e non, indietro di diverse posizioni.

Che continui a fare il suo duro e sporco lavoro, Tremonti, ma che la smetta di dire che i conti sono in ordine, per favore.