Scusi Prof., le spiego il “Web 2.0″
Ieri sera, nella deliziosa cornice di Piazza delle Coppelle a Roma, mentre sorseggiavo una birra insieme a due amiche insegnanti, il discorso è finito sui Social Networks. In discorso e finito lì parlando di libri, e quindi di aNobii come strumento per condividere e scambiare i propri gusti letterari.
Le due brave “prof” (che insegnano Italiano, Latino, Greco, Storia … chapeau! E tra l’altro sono anche molto carine!
) sono abbastanza a digiuno di tecnologia. Ho deciso allora che valeva la pena di proporre loro una breve e mirata presentazione che Antonio Fini ha gentilmente sottotitolato in Italiano.


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[...] D’accordo, abbiamo capito cos’è il web 2.0. Lo abbiamo anche spiegato come lo si farebbe con i bambini. E questo ci torna utile per parlarne al bar (o al BarCamp!), spiegare agli amici perchè perdiamo ore a scrivere articoli, commenti, post, reviews… Ma se si tratta di genereare una business proposition e vendere ad un’azienda il vero valore apportato da tale tecnologia (ma più che tecnologia preferisco chiamarlo “paradigma di accesso alle informazioni”), dobbiamo decisamente pensare a qualcosa di diverso. Questo post sul blog di Forrester individua, partendo da una esperienza di successo condotta in BBC, alcuni punti chiave per l’impostazione di una strategia di adozione del paradigma web 2.0 all’interno dell’azienda. Fra i punti chiave, una delle frasi che da qualche giorno mi ripeto sempre: “Go where you’re not quite comfortable going. This is the source of innovation.” E’ così, bisogna spingersi ai limiti o fuori dalla propria confort zone per essere davvero davanti agli altri. [...]